Vita

Aggiornato il: 22 mar 2020

Per tornare alla tenda decidiamo di seguire il “sentiero” che ci permette di evitare la roccia che ostruisce il percorso principale e che da qui risulta più visibile, ma non perquisito meno scomodo. Il terreno è ricoperto da uno strato di ghiaccio, perfino le racchette da trekking sono un intralcio. Le lanciamo verso valle e continuano la discesa lungo quello che sembra un tunnel naturale formato da ghiaccio nella parte sottostante e da un arco di faggi innevati nella parte superiore.Avanziamo con cautela, aggrappandoci ai rami e strisciando sotto gli stessi. Lentamente ci avviciniamo alla base della roccia. Amo questi momenti, amo ricoprirmi di neve, fango, amo sporcarmi e sentirmi tutt’uno con ciò che mi circonda.



In fondo, la comodità, la tecnologia ed una società sempre più indifferente alla Natura, ci stanno facendo dimenticare di far parte di essa.Preferisco considerarmi parte della Natura piuttosto che parte di una società basata su abitudini, standardizzazione con conseguente “perdita di libertà” dell’individuo che si limita a diventare simile di un suo simile, in tutto e per tutto.Qui non ci sono orari, non c’è chi dice chi devo essere e come devo esserlo: ci siamo solo noi, noi e basta.Noi e un libro vuoto su cui scrivere chi siamo realmente, su cui scrivere la nostra Vita.In Natura, come nella quotidianità, è importante avere la lucidità di usare la testa per uscire dalle situazioni più scomode. Situazioni che fanno crescere, maturare e acquistare consapevolezza dei nostri limiti ma anche delle qualità che possiamo usare a nostro favore.



Quotidianamente siamo abituati a dare per scontate o a dare poca importanza a determinate cose.Banalmente, non ho mai amato il caldo, le giornate completamente limpide.In questi momenti mi rendo conto però, che se privati di tutto, anche ciò che nella vita quotidiana non piace, qui diventa essenziale.La condensa formatasi all’interno della tenda ha fatto inumidire i sacchi a pelo, che essendo in piuma, hanno perso parte del loro potere calorico. Cogliamo cosi la palla al balzo ed appendiamo i nostri “letti” ad un albero, in modo di asciugarli mediante il calore del sole.Ci rilassiamo sdraiandoci sulle radici di un albero, apprezzando fino all’ultimo il tepore dei raggi solari.Passano un paio d’ore e decidiamo di controllare i sacchi a pelo. Si sono asciugati! Sono felicissimo, la notte che verrà la passeremo al caldo!

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