Le mie radici

Aggiornato il: 22 mar 2020

Fin da bambino, camminando nella Natura con mio nonno, avevo l'abitudine di costruire delle "case" o capanne con ciò che riuscivo a procurarmi nel luogo in cui mi trovavo.

Rami, fogliame, coltellino svizzero e il nonno erano tutto ciò di cui avevo bisogno, tutto ciò che mi bastava per svagarmi in quei pomeriggi che ricordo con estrema gioia ed orgoglio.

Mi ingegnavo tagliando tutti i rami che mi occorrevano, cercando poi di unirli assieme con ramoscelli più sottili con l'intento di costruirmi un riparo nel bosco.

Ero un bambino e fantasticavo su come sarebbe stato vivere li.

Qui, a vent'anni di distanza, mi ritrovo a dover costruire un riparo dove cucinare o semplicemente riposare.

Non mi sembra vero: questa costruzione sarà davvero parte della nostra casa per qualche tempo. Il mio entusiasmo viene alimentato da quello di Andrea e in un paio d'ore il riparo è ultimato; Siamo felici come due bambini.

Il vento che c'aveva fatto compagnia durante la notte precedente, ritorna.

Con lui, torna anche la neve.

Usciamo dalla foresta e iniziamo a peregrinare nella steppa.

Il vento rende difficoltosa la vista scagliandomi in faccia la neve, decido così di coprirmi gli occhi con la maschera da sci.

Vento, freddo, nubi basse: ho nuovamente

paura.

Gli alberi attorno a me sono in balia degli elementi, ma rimangono impassibili, come fossero abituati a tutto ciò.

Guardandoli attentamente infatti si nota come molti di essi abbiano assunto col tempo una forma striata, da una parte o dall'altra, a causa del vento che li ha forgiati nel corso degli anni.

Questa volta, la paura e l'inquietudine, mi accompagneranno per tutta la giornata.



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